Cabaret Voltaire Ottobre 2011

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Il cuore dell'arte > Manifesto fragilista / Il ritorno degli -ismi Nella foresta del poeta \ Design in azienda \ Incipit&Explicit \ Eyeswideshut \ Heartbit \ Speaker's Corner Ottobre Novembre 2011
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Supplemento di arte, cultura e design del Corriere vicentino

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  • 1Il cuore dell'arte> Manifesto fragilista / Il ritorno degli -ismi

    Nella foresta del poeta \ Design in azienda \ Incipit&Explicit \ Eyeswideshut \ Heartbit \ Speaker's Corner

    Ottobre Novembre2011

  • 2 Manifesto Fragilista 4 Il ritorno degli -ismi 9

    DESIGN IN AZIENDA 16

    HEARTBIT 24

    FRAGILISMO

    INCIPIT&EXPLICIT 20

    EYES WIDE SHUT 22

    SPEAKER'S CORNER 26

    NELLA FORESTA DEL POETA 12

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    xz

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  • 4di Elisabetta Badiello

    volga al design, proprio perch guarda alla natura umana fenomeno diffusivo e ha contaminato una moltitudine di lin-guaggi ed espressioni. Un primo passo verso la nascita del movimento stata la presentazione a Parigi lo scorso anno di Fragile Privi-lge con Leonida De Filippi, Alessan-dra Pescetta e Giovanni Calcagno. Un evento che ha destato molto interesse. Partecipazione e condivisione hanno fatto da catalizzatori . Nel maggio scorso Sotiruos Papado-poulos ha curato per la prima volta in Italia un evento a tema fragilismo. Sede la Stamperia Busato di Vicenza dove venti artisti si sono confrontati sul tema del movimento rinnovando la proposta

    rte e marketing sembrano ave-re oggi un legame indissolubile. Ma non si vive di solo business. A scardinare il sodalizio, ce-

    mentato negli ultimi anni, un movimen-to che nel suo manifesto si ispira alla natura umana, al suo sentire, alla deli-catezza delle emozioni, alla necessit di esprimersi oltre il diffuso materialismo. Perch non sempre inventiva, creativi-t e capacit espressive debbono farsi prodotto e incanalarsi nella spirale dei mercati per essere riconosciuti come arte. Si crea per il piacere di farlo, per sensibilit, per cultura, per necessit in-teriore. Liberi da dettati di opportunit ed interesse.Luomo fragile e la consapevolezza di

    questa sua fragilit pu aiutarlo a cre-scere. Cos afferma il Manifesto Fra-gilista, atto costitutivo di un movimento artistico che coinvolge scultori, pittori, musicisti, performer, filmmakers, scrit-tori e stilisti accomunati dalla natura di esseri umani. Riflessioni sullessenza fragilista sono nate da conversazioni filosofiche sul-la condizione delluomo contempora-neo con i colleghi e amici Mendini e Sottsass. Pensieri condivisi nei dialoghi e dallosservazione di ci che accade attorno a noi racconta Sotirios Papa-dopoulos, architetto, designer, appas-sionato di teatro e cinema nonch pa-dre della corrente. Seppur da principio il movimento si ri-

    A

    FRAGILISMOIl cuore dell'arte

  • 5FRAGILISMO

  • 6zio osservano con curiosit, con spirito critico. Poi aderiscono al movimento. Trovano nei motivi che lo animano, un terreno fertile per la crescita.Niente gerarchie, nessuna autorit. Chi decide di associarsi lo fa perch avver-te un desiderio di cambiamento radica-le senza doversi legare ad uno stile. Non abbiamo una meta, un obiettivo finale se non quello di veder rifiorire il concetto delle arti, dellinventiva uma-na, della capacit espressiva in campo estetico. Tra noi non esiste lio ma lin-dagine collettiva, ciascuno secondo il proprio linguaggio. Vogliamo eliminare il protagonismo. Condividendo crescia-mo tutti e abbattiamo i monopoli. Il fragilismo un fenomeno in espansio-ne. C molto interesse anche alleste-ro. Si sono formati movimenti a Parigi,

    Portogallo e Nuova Zelanda. In Italia previsto un prossimo evento alla Design Library di via Tortona a Milano ed uno a Carrara. Saremo invece a Vicenza per la presentazione del Manifesto fragili-sta al Viart, unoccasione per riflettere sulla nostra natura. A Vicenza il movi-mento avr anche una sede, lo storico Caff Garibaldi che riaprir nei prossimi mesi.

    con appuntamenti successivi. Coinvol-gimento del pubblico nel processo cre-ativo, comprensione degli intenti, vici-nanza del messaggio al sentire comune hanno suscitato notevole interesse.Se oggi il mercato che controlla larte evidene come questa tenda ad allon-tanarsi sempre pi dallessenza genera-trice, dal genio di colui che crea. Larte non si accontenta di essere col-ta dallocchio, attraverso la vista, ma si integra con la percezione dei sensi per-ch solo cos vibra in profondit. Come declamato dal Manifesto: con il cuo-re che si completa larte. Pi imparo, pi mi rendo conto di non sapere afferma Papadopoulos per questo fondamentale condividere, partecipare con altri alla conoscenza. Condivisione la base del nostro movi-mento, ci che avvicina gli artisti. Allini-

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  • 9 chi dice che, dopo la seconda guerra mondiale, sia morta lepo-ca degli ismi, di quelle convinzio-ni artistiche innovative e radicali

    che si erano imposte agli inizi del No-vecento in reazione agli strascichi del romanticismo, del vittorianesimo e del positivismo (altri ismi, insomma). Per non parlare della caduta di quei regimi ideologici totalitari che avevano stravolto e degenerato un continente e un mondo intero: fascismo, nazismo, comunismo ecc.Siamo poi dunque finiti in quel caldero-ne dincoscienza e liquidit che il post-moderno (ma anche qui un altro ismo: postmodernismo), dove nessuno crede-

    di Paolo Armelli

    C' va pi in niente, gli intellettuali erano ani-me vagolanti e solitarie senza capacit di organizzarsi e darsi rigore, in cui solo la profondit dellabisso poteva attrarre larte col suo misto di incomprensibilit e assenza di dottrina. Poi channo detto che anche il postmoderno finito, e ci siamo ritrovati senza etichette, ma non meno confusi di prima.Sembra che, invece, queste etichette in arte siano utili, almeno agli artisti stessi, per darsi corpo e mente organizzati, per imporre la propria esistenza e la propria identit al mondo. Ecco che a Vicenza si fonda il fragilismo, e in qualche modo si ritorna in unaltra scala a quellEuro-pa fervida e feconda degli anni Venti e

    Trenta, in cui intellettuali di varia estra-zione si mescolavano e davano origine alla nostra storia culturale.Gli ismi nati fra la Londra degli anni Dieci, la Parigi dei Venti e la New York dei ruggenti Trenta sono innumerevoli e alquanto magmatici: postimpressioni-smo, simbolismo, cubismo, vorticismo, immaginismo, acmeismo, neoplastici-smo, futurismo, orfismo, fauvismo, co-struttivismo, purismo, dadaismo, espres-sionismo, surrealismo e cos avanti in una marea di differenze e puntualizzazioni. E veramente un mare in tempesta quel-lo di questi ismi, che vedeva nuotare a grandi bracciate fra le onde Picasso, Joyce, Lawrence, Le Corbusier, Matisse,

    IL RITORNO DEGLI -ISMI

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    Apollinaire, Czanne, Aragon, Pound, Auden, Mir, Lloyd Wright e altri in ordi-ne sparso. Quello che ha fatto la storia di questo movimento non organizzato e non organizzabile, comunque, stata proprio letichetta generale di moderni-smo, un ismo completamente diverso dai precedenti: se classicismo, roman-ticismo, naturalismo ecc. erano correnti che si davano una definizione (spesso a posteriori) basata sulla denotazione, sulla precisa identificazione di una ca-ratteristica estetica dominante, i moder-nisti pare che il termine fosse stato dal poeta nicaraguegno Rubn Daro si definiscono semplicemente per lessere moderni (ma chi non moderno nella propria epoca rispetto a chi venuto prima?): la loro era una convinzione e

    una convenzione di rottura con tutto quanto cera stato prima, con tutto cera di precostituito e di comunemente ac-cettato. Ora, in unepoca come la nostra, ha senso tornare a questa filosofia degli ismi? Forse s, se serve a recuperare quellentusiasmo generazionale che ha smosso lumanit allinizio del ventesimo secolo. E comunque nellarte abbiamo sempre bisogno di definirci in negativo, di distanziarci da ci che stato, di ri-generarci dalla distruzione del passato, di come diceva Picasso uccidere il padre.

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    ommersi da ondate di neologismi, ricavati da anglismi e italo-ameri-canismi che si adagiano all'impaz-

    zata nei giornali, poesie e nel web...nulla ci vieta di coniare il termine di zanzot-tismi: quelle nuove creature chimeriche che il Poeta ha lasciato nella lingua ita-liana come ventagli del suo plurilingui-smo pi intimo... Zanzotto e l'ermetismo innalzato a bandiera, mosso da spasmi futuristici e tendenze surrealiste: questa la sua impronta.Un poeta difficile, niente da dire.Considerato l'erede di Montale nella patria italiana, ha attirato anche i critici americani pi temerari. Only the brave. vero, i letterati d'oltreoceano sono da sempre spinti magneticamente dal mon-do dantesco e petrarchesco, quasi per colmare quello scrigno vuoto nella loro letteratura delle origini. Ma solo alcuni (pochi) si sono addentrati nella foresta zanzottiana, combattendo con la comprensione (e la traduzione) del poeta... L'oceano non ha ostacolato la traversata verso l'Italia e i velieri sono

    di Emily Cogo

    S

    NELLA FORESTA DEL POETAapprodati direttamente a Pieve di Soligo, nel trevigiano. I coraggiosi by USA sono infatti per lo pi amici del poeta, spes-so docenti di letteratura italiana, che sono entrati nella casa di Zanzotto e hanno av-viato il loro lavoro a contatto diretto con il poeta. Beverly Allen, durante la stesura di Ver-so la belt, si trasferita in Italia e ha camminato con il poeta lungo i ruscelli di Pieve, potendo cos toccare con mano la terra, i campi, gli animali che offrono a Zanzotto le metafore della poesia. Queste sono infatti insegne del paesaggio piene di promesse: gli alberi spogli danno frut-ti, il giovane coniglio sopravvive sempre all'inverno portando una nuova primave-ra... Correre in macchina lungo le strade collinose stata per lei l'esperienza pi illuminante, rivelando anche un Zanzotto-guidatore molto prudente.Thomas Harrison, studioso della lingua italiana, si concentra invece su una lettu-ra ontologica del poeta, legandolo ad un ambito internazionale (nonostante l'ap-parente provincialit) e creandone un

    connubio con il fantasma di Heidegger: si abbandona il significante della lingua a favore del significato, secondo la teoria di dover guardare sotto il linguaggio per andare poi oltre il linguaggio. Mentre John Butcher arriva ad intervi-stare di persona il poeta che, quasi preso da una curiosit disarmante, chiede noti-zie sul rapporto d'amicizia con Montale e Pasolini: una sorta di gossip nell'ambito poetico, dal quale si rivela un Zanzotto im-bronciato per il contrasto tra i due amici....

    Ma, universalmente, critici e traduttori americani, di fronte ad una poesia che sforna puntate di silenzio assoluto alter-nate a vociferazioni babeliche, rimangono attoniti e gonfi d'ammirazione...E rimarr nelle menti di tutti il ritratto, qua-si caricaturale, di un Zanzotto che racco-glie (inciampando) i pezzi di un mondo frantumato e corroso.

    .....gocciolo di punto-di-vistatipico dell'infinito quando cos

    umilmente irretito.... (Galateo, 17)

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    aper fare non basta. Le aziende lo sapevano gi da un po di tempo, a dire il vero, ma il momento attua-

    le rende questo concetto ancor pi ur-gente, e nel contempo intrigante, perch porta alla ricerca di quel valore aggiunto che faccia la differenza, che sia in grado di dare nuova enfasi alla qualit proget-tuale e produttiva delle imprese.Esistono realt con una storia, una ten-sione a sperimentare e una capacit re-alizzativa che ne fanno casi straordinari per lindustria italiana. Eppure non hanno ancora sperimentato il design. Il fascino della sfida, la mente strategica, e il desi-derio di innovarsi le spinge oggi ad avvi-cinarsi a questo mondo, fatto di creativi-t e concretezza, di mercato ed estetica.

    Schio Design Festival nasce come pro-

    getto incubatore di questo modo di presentarsi al mercato, per molti anco-ra inedito. Un evento, una settimana di esposizione (dal 6 al 13 novembre, in Fabbrica Saccardo ai Tretti di Schio), che apre al pubblico il risultato di un per-corso iniziato con lingresso dei designer nelle aziende e giunto alla realizzazione di prototipi, spendibili sul mercato, che entreranno in produzione.

    Dieci aziende, dieci designer senior e altrettanti junior, abbinati: questa la formula, lanciata lo scorso anno, che si replica e che d vita alla rassegna di og-getti innovativi, progettati su tema libero ma partendo dai prodotti, dai materiali o dai processi, fino anche dagli scarti di produzione delle aziende. Progetti di de-sign che fioriscono dal cosiddetto know-

    how delle imprese, ovvero dal loro pa-trimonio intrinseco, che trova una nuova interpretazione, nel momento in cui vie-ne rivisitato dal punto di vista dei creativi pi giovani, portatori di uno sguardo fre-sco, e alla luce dellesperienza dei senior che li affiancano. Schio Design Festival non lennesima ricetta contro la crisi, formula decisa-mente poco attraente. piuttosto il con-testo attivo in cui laria dellattuale con-giuntura diventa vento di novit, poich viene preso nelle mani di chi sa cogliere le chance di ogni fase storica.

    La stessa ambientazione della mostra, limponente complesso industriale di fine '800 di Fabbrica Saccardo, parla di riuso di spazi che fanno rivivere la sto-ria industriale del Vicentino. un luogo

    IL DESIGN IN AZIENDAdi Anna Baldo

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    che ha condiviso la quotidianit di chi in quegli stessi ambienti ha costruito lo sviluppo industriale di un tempo. La me-moria storica mantenuta intatta dal re-cupero della struttura, pur nella diversa organizzazione e destinazione duso de-gli spazi, oggi luogo di incontro di artisti e professionisti, in un contesto sinergico e vivace. Un luogo dove si sente forte il pulsare del cuore dellinnovazione.

    Domenica 6 novembreda luned 7 al 11 novembredomenica 13 novembre

    schiodesignfestival.it

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    INCIPIT&EXPLICIT

    Paolo Armelli

    Quanta fatica si cela dietro un buon incipit? Pi in generale, quan-ta fatica fa uno scrittore a solcare la pagina bianca?Tanta. Difficilmente si pu credere a quegli scrittori che confessano di non fare alcuno sforzo nella scrit-tura: anche i pi grafomani di loro compiono immagini fatiche. E, ad ogni modo, si sprecano i consigli su come diventare degli scrittori migliori e vincere sempre pi fa-cilmente il demone della pagina bianca.Il think tank online sulla creativit 99% (il nome viene dalla famosa frase di Thomas Edison: Il genio 1% ispirazione e 99% traspirazio-ne) elenca i consigli di 25 scrittori su come vincere le resistenze della penna. Ce ne sono parecchi di in-teressanti, soprattutto quelli molto pragmatici: Zadie Smith consiglia sempre di lavorare sempre con un computer senza connessione

    Internet per evitare distrazioni, mentre Kurt Vonnegut di trovare un tema che vi stia a cuore e che pensiate debbano stare a cuore ad altri; altri sono pi diretti ancora, come quello di P.D. James: Non progettare di scrivere scrivi. Si tratta solo di scrivere, non di so-gnare di farlo. Ma il migliore resta sempre lui, He-mingway: Un aspirante scrittore dovrebbe solo andare fuori e im-piccarsi quando trova che scrivere sia insormontabilmente difficile, ma poi dovrebbe essere tirato gi di forza e costretto dal suo stes-so ego a scrivere per tutto il resto della vita. Almeno avrebbe la storia dellimpiccagione da cui comincia-re. Tragico e comico come sem-pre, e premonitore, il vecchio Hem.Iniziare a scrivere quasi una vio-lenza che si fa a se stessi, lincipit segna quel trauma iniziale che poi, il resto della narrazione, mentre si

    scrive, cerca di guarire. E non detto che si arrivi mai a un punto finale: prendete quei libri mai com-piuti Ma unaltra storia, quella: il prossimo mese, magari.

    IL DEMONE DELLA PAGINA BIANCA

    Raymond CarverIl mestiere di scrivere (Einaudi)

    Verso la met degli anni Sessanta, mi sono reso conto che avevo qualche difficolt a concentrare lattenzione su opere narrative di una certa lunghezza. Per un po di

    tempo ho avuto difficolt a leggere, oltre che a cercare di scriverne.*

    E quellaltra parla: anima o chiamatela spirito, se preferite, se vi rende pi facile rivendicare quel territorio. Non scordatevi neanche quella. Fate attenzione allo spi-rito delle vostre parole, delle vostre azioni. E una preparazione sufficiente. Non c

    bisogno di altre parole.

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    EYES|WIDE|SHUT

    Federico TosatoNella cinematografia la violenza cinegenica, sia perch tratteggia situazioni, azioni o eventi general-mente non presenti in quella che la nostra quotidianit, sia perch latto cruento scatena una consi-derevole risposta emotiva da parte dello spettatore; in un certo sen-so, la sua apparente irrazionalit ci attrae. Al riguardo, Nol Carroll sottolinea il fatto che le emozioni sono uno strumento essenziale al fine di controllare lattenzione di chi si approccia ad una certa ope-ra, letterale o visiva che sia; alla lettera, sono un device centrale di cui gli autori dispongono per controllare lattenzione di lettori, ascoltatori e spettatori; insomma, le emozioni sono legate alla com-prensione del film, tanto da orien-tarlo. E aspetto non certo trascu-rabile, larchetipo della violenza un elemento presente da sempre allinterno della cinematografia, in

    ogni epoca e in ogni paese. Ma soprattutto nellattuale periodo storico pare di osservare specie nella produzione americana una tendenza crescente nellattribui-re rilevanza drammaturgica a tale aspetto. Nelleconomia narrativa dei film realizzati negli Stati Uniti nel corso degli ultimi anni sembra che la violenza espressa in mol-teplici forme e dinamiche muova lazione dei soggetti agenti, come prima meno frequentemente pote-vamo notare. Tanto da riconoscer-le oggi una rilevanza significativa quando non addirittura il ruolo di elemento predominante anche in pellicole del tutto differenti per genere, stile e orientamento.Uno dei suoi aspetti capitali lessere sempre portatrice di un qualche senso; nella maggior par-te dei casi, motivazioni sociali o culturali, religiose o politiche, si ri-velano aspetti determinanti al suo

    sviluppo: La societ, la politica, le istituzioni, la religione, la cultura, la nostra stessa identit, sono state costruite sulla violenza, in parti-colare sulla violenza sacrificale, affermano Bujatti e Antonello. La violenza riflette sul suo divenire, sul suo stesso essere, specie at-traverso il cinema.La percezione dellatto cruento da parte dello spettatore non consiste primariamente nella sua efferatez-za, ma nel realismo della sua rap-presentazione, motivo per il quale, allargando il campo dindagine, possiamo affermare che ci che non ci viene mostrato, non esiste. La connotazione estetica della scena violenta permette la concre-tizzazione del momento catartico del sacrificio, soddisfacendo con-seguentemente una funzione per cos dire mitica, occultante il gesto violento in senso stretto, emotiva-mente scioccante.

    SE LA VIOLENZA CINEGENICA

    Insieme al realismo della rappre-sentazione, laltro elemento che ci permette di percepire la fero-cia sulla scena probabilmente lo strazio della vittima. Insomma, non la quantit della violenza che crea problemi allo spettatore, ma il suo grado di realismo e la rappresentazione diretta della sof-ferenza.

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    HEARTBIT

    DJ ChemikangeloCompost/Schema records

    Da un p di tempo a questa par-te i concerti iniziano sempre pi tardi: perch? Tutti quelli con cui ne parlo (gente che suona, che organizza, fans sfegatati, semplici appassionati) concordano su que-sta cosa; sono d'accordo sul fatto che i concerti dovrebbero iniziare prima e che poi si potrebbe resta-re nel locale sino a notte fonda, ma DOPO il concerto (per il quale spesso tanti si sparano centinaia di chilometri in auto, compreso il sottoscritto). L'argomento noto e condiviso a quanto pare dalla stragrande maggioranza dei fre-quentatori di concerti. Eppure le cose non cambiano, anzi, peggio-rano. Capisco che brutto far suo-nare un gruppo davanti a cinque persone (perch il grosso della gente arriva tardissimo, forse per-ch fa figo, per poi magari uscire a fumare e bere fregandosene altamente di chi suona)... ma non

    si pu dare per scontato che uno andando ad un concerto debba mettere in preventivo di tornare a casa minimo alle tre. assurdo. Non sarebbe economicamente pi redditizio (come fanno a Londra, mica a Kabul) far cominciare un po' prima le serate? Significhereb-be cominciare ad incassare prima, o mi sbaglio? Si tratterebbe solo di cambiare certe abitudini, niente di traumatico...Salza il vento della polemica, dun-que. Qui in Italia si cena tardi per, per non dire degli aperitivi... Molti stranieri spesso si ritrovano a ini-zio cena quando invece allestero (specialmente oltremanica) sa-rebbe gi inizio serata concerto. A Londra come a Berlino, invece, i concerti e le performance teatrali cominciano ad unora decente che ti permette poi di prendere la me-tropolitana o il tram per tornare a casa.

    Stranamente, per, questa cosa avviene solo da alcuni anni : sem-bra che, per il pubblico, vengano prima il cinema, la tv, internet e poi (alla fine), se capita, anche la mu-sica dal vivo. Una volta si andava ai concerti alle 19 e si stava fuori dal locale anco-ra chiuso con birre e panini, oggi si va a fare l'aperitivo, poi a mangiare con calma la pizza e poi al locale (e si sono fatte gi le 23.00...).Ed il gruppo? Dopo aversi fatto il viaggio in furgone, aver superato lo stressante soundcheck sul pal-co, aver atteso ore ed ore bevendo birra e mangiando due pizze, at-tende larrivo del pubblico e sale a suonare sul palco la propria scalet-ta musicale a mezzanotte (sempre se qualche componente non si gi addormentato mezzo ubriaco dentro al furgone).

    MEGLIO TARDI CHE MAI

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    SPEAKERS CORNER

    Marco Piazza

    Amore si dice in molti modi, e in questo articolo cercher di dirlo in maniera finanziaria. Si tratta sicu-ramente di una lettura riduzionista, da prendere con le pinze, ma che comunque illumina una sfaccetta-tura di questo bellissimo e multi-forme mistero.Partiamo da un simpatico racconto che gira da qualche tempo in rete, forse una leggenda metropolitana, che racconta di una donna sedi-cente bella, intelligente e di gran classe che si rivolge ad un famoso sito di consulenza finanziaria, chie-dendo consigli su come trovare un marito ricco (in realt lei cerca di passare da un marito ricco ad uno ancor pi ricco). Il consulente, inte-ressato anche personalmente alla questione dato il suo reddito, sfo-dera tutta la sua sapienza finanzia-ria, arrivando ad una conclusione efficacissima, quanto divertente. Parte descrivendo la questione:

    si tratta di uno scambio fra due asset, due tipi di ricchezza (la bel-lezza della donna contro il porta-foglio delluomo), che vanno dun-que valutate da un punto di vista finanziario, cio non solo in termini di valore ad oggi, ma anche di ren-dimento futuro. Come tutti sappia-mo, la bellezza diminuir poco a poco e un giorno svanir, mentre molto probabile che il conto cor-rente del potenziale futuro marito aumenter continuamente. In ter-mini economici, la signora un attivo in deprezzamento (progres-sivo!) mentre il consulente un at-tivo che rende dividendi crescenti. La signora cio oggi ben quotata sul mercato, nellepoca ideale per essere venduta, non per essere comprata e (man)tenuta: in termini specialistici, la signora in "trading position", non in "buy and hold po-sition". Quindi, sempre in termini finanziari, il matrimonio ("buy and

    hold position") non un buon af-fare a medio/lungo termine ma, in compenso, pu essere un affare ragionevole laffitto per un breve periodo di tempo. Per assicurarsi quanto intelligente, di classe e bel-lissima sia la signora, il consulente, quale possibile futuro affittuario di tale macchina, richiede ci che di prassi nel mercato automobili-stico, cio la possibilit di fare un test drive.A parte il tono scherzoso dellaned-doto (che contiene comunque una sua morale), si pu notare come le categorie finanziarie possano rap-presentare degli utili strumenti per compiere delle scelte nella vita di tutti i giorni, anche in campo affet-tivo (o presunto tale).Tenter ora di proporre un ragio-namento simile, magari da un pun-to di vista pi elevato, partendo comunque da basi finanziarie. Una delle regole principali di questa

    LAMORE AI TEMPI DELLA FINANZA

    disciplina la correlazione positi-va tra il rendimento di un qualsi-asi strumento finanziario (azione, obbligazione societaria, titolo di stato) ed il suo rischio (che rappre-senta la variabilit del rendimento): ad un maggior rischio corrispon-de (o dovrebbe corrispondere) un maggior profitto. Come esempio, si tenga conto dei titoli italiani rispet-to a quelli tedeschi: allaumentare del pericolo di insolvenza del Bel-paese percepito dai mercati finan-ziari, lo spread (che la differenza fra i due rendimenti) si allarga. Il maggior rendimento servirebbe a premiare il pi elevato rischio che linvestitore sta correndo. Ed ecco il punto: potremmo parlare di relazioni amorose come di inve-stimenti in senso lato, cio come impieghi che hanno dei rischi e dei ritorni, non solamente economici, ma anche psicofisici, affettivi, spi-rituali. Sono richiesti massicci in-

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    vestimenti per pochi attimi di eter-nit: investiamo in noi stessi e in unaltra persona, ci prendiamo dei rischi con la speranza di un po di felicit. C del capitale proprio da metterci, debiti da sottoscrivere e da restituire con gli interessi, e ga-ranzie da prestare. Ma non ci sono agenzie di rating che aiutano ve-ramente nella scelta, non ci sono assicurazioni e controassicurazioni per attutire le ferite. Dietro langolo ci pu essere qualche capital gain, ma anche il peggiore default. Si tratta spesso di un salto nel vuoto, una scommessa la Pascal. Come diceva Nietzsche, c' sempre un grano di pazzia nell'amore.

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    FRAGILEAlberto Saltini

    sonoframmenti rubati alla luce,

    salvati dalla disgregazione,interpreti fragili ed unici.

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    quindicidicembreduemilaundici

    REDAZIONE: Nicolettamai albertofabris elisabettabadiello paoloarmelli federicotosato marcopiazza federicogobetti chemikangelo

    FOTOGRAFIA: Albertosaltini GRAFICA: Enricocapitanio | Editrice Millennium, piazza campo Marzo 12 Arzignano (VI)